Appello per mettere fine allo scandalo di sanità pubblica inerente allo svapo

22 December 2016

Come si è arrivati ​​a credere che i prodotti dello svapo sono dei prodotti del tabacco e cosa va fatto per uscire dall’impasse scandalosa imposta dall’esecutivo nazionale?

Per rendersi conto della situazione, occorre esporre il gioco perverso messo in atto dall’esecutivo nel corso degli ultimi anni in relazione allo svapo. Nel 2009, poco dopo la comparsa dei prodotti dello svapo nel nostro paese, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) decide unilateralmente, con una semplice lettera amministrativa, di vietare la vendita dei prodotti contenenti nicotina e di limitarne l’importazione per uso personale. Incidentalmente, l’articolo 37 della nuova Ordinanza sulle derrate alimentari e gli oggetti d’uso (ODerr), aggiornata dallo stesso UFSP in collaborazione con l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV), stabilisce che gli oggetti che entrano in contatto le mucose della bocca non possono avere alcuna proprietà farmacologica. Questa condizione è perfetta per dare una parvenza di legalità al divieto dell’UFSP, preso ufficialmente con il pretesto che i rischi dello svapo non sono ancora noti. Più prosaicamente, per proteggere l’industria farmaceutica dall’arrivo sul mercato di un nuovo prodotto in concorrenza diretta con i farmaci per la terapia sostitutiva della nicotina. Un piccolo problema insignificante sorge dopo la formulazione affrettata dell’ODerr: anche i prodotti del tabacco sono soggetti all’articolo 37. La mancanza di riflessione dell’amministrazione e il suo desiderio di compiacere l’industria farmaceutica mettono dunque fuori legge tutti i prodotti del tabacco. Ma nessuno, nemmeno tra gli esponenti della lotta al tabagismo, utilizzerà questo articolo per vietare immediatamente la vendita dei prodotti del tabacco. Si tratta quindi solo di un piccolo errore senza conseguenze incresciose per l’amministrazione…

Va detto che i dubbi sui rischi dello svapo erano comprensibili all’epoca; esistevano solo pochi studi scientifici, anche se un’attenta valutazione di queste ricerche già indicava il basso potenziale di rischio dello svapo (lo studio del 2009 della FDA mostrava sì la presenza di nitrosammine nei liquidi, ma a livelli simili a quelli trovati negli inalatori farmaceutici di nicotina). Tuttavia, la decisione frettolosa e sconsiderata dell’UFSP si focalizza sulla nicotina, lasciando intendere che la nicotina fosse la causa dell’incertezza di allora. Eppure le incertezze riguardavano anche l’inalazione di glicole propilenico, di glicerolo, degli aromi alimentari e di eventuali tracce di contaminanti, vale a dire la composizione dei prodotti senza nicotina, questi però debitamente autorizzati dall’UFSP senza alcun limite di età per l’acquisto. Il divieto dell’UFSP non è dunque stato imposto per la tutela della salute pubblica, ma è servito unicamente a mantenere uno status quo: l’industria del tabacco fa ammalare le persone, l’industria farmaceutica le cura e tutti guadagnano un sacco di soldi, bene così. Il divieto di vendita dei prodotti dello svapo contenenti nicotina ha permesso inoltre di instillare subdolamente l’idea sbagliata che questi prodotti sono più pericolosi dei prodotti del tabacco combustibili in libera vendita e che quindi vanno strettamente regolamentati.

Il fatto che la vendita dei prodotti dello svapo contenenti nicotina sia stata “proibita” con una semplice lettera amministrativa piuttosto che mediante una vera e propria decisione amministrativa, impedisce qualsiasi azione legale. Bisogna attendere il 2015 affinché lo stratagemma della pseudo interdizione dell’UFSP venga apertamente denunciato e venga dato inizio alla vendita dei liquidi contenenti nicotina. L’UFSP e l’USAV uniscono le forze per gestire la situazione e riflettere sulle misure da adottare per affrontare la contestazione. È fuori discussione permettere la vendita dei prodotti contenenti nicotina: il progetto di legge sui prodotti del tabacco (LPTab) del capo del dipartimento, nel quale si sta artificiosamente tentando di assimilare i prodotti dello svapo, è pronto e dovrà essere presentato a breve al Parlamento. Dal momento che i prodotti dello svapo sono soggetti alla Legge sulle derrate alimentari e gli oggetti d’uso (LDerr), l’USAV è l’organo preposto a trattare la questione.

Nel giro di 24 ore si assiste a un’acrobazia del Dipartimento federale dell’interno (DFI). L’USAV formalizza una decisione amministrativa in cui afferma, senza alcuna base scientifica, che i prodotti dello svapo contenenti nicotina sono pericolosi e devono essere vietati. Nel mentre, Alain Berset presenta tranquillamente il suo progetto LPTab al Parlamento e alla stampa, sottolineando la necessità di legalizzare i prodotti dello svapo contenenti nicotina per ridurre i rischi. La manipolazione è sorprendente: Alain Berset utilizza lo svapo per far passare il suo progetto LPTab; Alain Berset, senza alcun riguardo per la salute pubblica, preferisce continuare a limitare l’accesso a uno strumento di riduzione dei rischi e dei danni per tutelare i suoi progetti politici. Così facendo, il necessario dibattito sulla riduzione dei rischi e dei danni viene soffocato nella massa informe, polarizzata e obsoleta delle sterili discussioni sul “tabacco”.

I prodotti dello svapo non sono dei prodotti del tabacco. Il defunto progetto LPTab ha tentato di equipararli con un tocco kafkiano. Un artificio dell’esecutivo, peraltro contrario alla volontà del Parlamento che si era già espresso nel 2011 con la decisione di esentare i prodotti dello svapo dall’imposta sul tabacco. Se i prodotti dello svapo fossero dei prodotti del tabacco non potrebbero sfuggire all’ordinanza sull’imposizione del tabacco. Il rigetto, quest’anno, del progetto di assimilazione LPTab conferma ancora una volta che il Parlamento non considera i prodotti dello svapo come dei prodotti del tabacco. Allora per quale motivo l’esecutivo, ripreso anche dai media che non analizzano la situazione, si ostina a voler far credere che con il rigetto del progetto LPTab la legalizzazione dei liquidi contenenti nicotina sarà ritardata, in attesa di un nuovo disegno di legge sul tabacco?

È giunto il momento di porre fine alle manipolazioni politiche contrarie alla salute pubblica. I prodotti dello svapo sono disciplinati dalla LDerr; non sono esclusi dal campo di applicazione della nuova LDerr poiché non sono dei prodotti del tabacco. Pertanto, non vi è alcun motivo per non regolamentarli tempestivamente in questo contesto, e che l’esecutivo non venga a dire che questo è impossibile, nulla nella LDerr, vecchia o nuova, lo impedisce. L’assurdo capoverso, la cui interpretazione arbitraria è utilizzata da anni per ritardare artificialmente la commercializzazione di prodotti che consentono ai consumatori di nicotina di ridurre i rischi e i danni per la loro salute, si trova in una semplice ordinanza redatta dall’amministrazione e approvata dall’esecutivo, non nella legge votata dal Parlamento. Come se non bastasse, l’esecutivo si è preso la briga di trascrivere il vecchio articolo 37 nel nuovo articolo 61 di un’ordinanza in corso di revisione, per perpetuare l’illusione di un’impossibiltà di disciplinare rapidamente i prodotti dello svapo contenenti nicotina allo scopo di promuovere il progetto LPTab, utilizzando lo svapo come uno zuccherino per far inghiottire la pillola.

Lo scandalo del trattamento riservato dal DFI allo svapo in questi ultimi anni deve essere denunciato. Mentre grazie allo svapo con nicotina già oltre 6 milioni di europei hanno smesso di fumare e oltre 9 milioni hanno ridotto notevolmente il loro consumo di tabacco fumato, la Svizzera è rimasta indietro per colpa di un divieto amministrativo di vendita senza fondamento scientifico o giuridico. Il numero degli svapatori nel nostro paese è assurdamente esiguo rispetto a quello che si registra nei paesi dove i liquidi contenenti nicotina sono autorizzati a essere venduti. Qualsiasi politica o misura volta a limitare, senza una ragione valida, l’accesso dei consumatori di nicotina a un’alternativa per la riduzione dei rischi e dei danni va a detrimento della salute pubblica. Occorre agire subito, 9’500 persone muoiono prematuramente ogni anno nel nostro paese a causa di una modalità di consumo di nicotina obsoleta, pericolosa e liberamente disponibile: il fumo di tabacco. Questi decessi sono 95 volte più numerosi rispetto a quelli causati dal consumo di droga, 31 volte più delle morti per incidenti stradali e 8 volte più dei decessi legati all’alcol. Cos’altro aspettiamo?

Lo svapo non è una minaccia, ma un’opportunità che si iscrive in una duplice prospettiva: da una parte la scelta informata e volontaria di individui che decidono di farsi carico della propria salute diminuendo i comportamenti a rischio sulla base di informazioni obiettive invece che su imposizioni paternalistiche, dall’altra la comparsa di nuovi competitori, dinamici e innovativi rispetto ai vecchi attori tradizionali del mercato della nicotina quali l’industria del tabacco e l’industria farmaceutica. Questi due fattori sovvertono i vecchi paradigmi e creano un quadro favorevole per una nuova politica concreta, basata sulle opportunità piuttosto che sulle paure. I prodotti dello svapo non sono né prodotti del tabacco né prodotti farmaceutici, e non c’è ragione di assoggettarli a una o l’altra delle legislazioni peculiari di questi due settori specifici.

Lo stato attuale delle conoscenze scientifiche sullo svapo è riassunto in due rapporti inglesi, divulgati da autorità competenti in materia di salute pubblica riconosciute a livello mondiale, segnatamente per i loro lavori pionieristici sul tabagismo negli anni cinquanta.

Public Health England (PHE), E-cigarettes : an evidence update (agosto 2015)

Royal College of Physicians (RCP), Nicotine without smoke – Tobacco harm reduction (aprile 2016)

Queste due rispettabili istituzioni valutano a meno del 5% il rischio relativo a lungo termine dello svapo rispetto al fumo, sulla base dei prodotti disponibili oggi sul mercato senza una regolamentazione pesante e senza standard specifici (questo mercato é in rapida evoluzione, i prodotti dello svapo di domani saranno ancora meno rischiosi).

«…è improbabile che il pericolo per la salute derivante dall’inalazione a lungo termine dell’aerosol dei prodotti dello svapo attuali superi il 5% del danno provocato dal fumo di tabacco.» Royal College of Physicians, Nicotine without smoke – Tobacco harm reduction

Gli autori concludono ravvisando la necessità di favorire il passaggio allo svapo dei fumatori, incoraggiandoli e facilitando l’accesso a questi prodotti. Sono sostenuti nel loro approccio da numerosi attori che operano nel campo della lotta al tabagismo: Action on Smoking and Health, Association of Directors of Public Health, British Lung Foundation, Cancer Research UK, Faculty of Public Health, Fresh North East, Public Health Action (PHA), Royal College of General Practitioners, Royal Society for Public Health, Tobacco Free Futures, UK Centre for Tobacco and Alcohol Studies, UK Health Forum. I lavori di documentazione e di analisi svolti da PHE e dal RCP per giungere alle loro conclusioni non hanno alcun equivalente pubblicato in Svizzera. Questi rapporti aprono la strada a metodi per ridurre efficacemente il tabagismo, senza più avvilire i consumatori di nicotina ma aiutandoli a farsi carico della loro salute grazie a degli strumenti di riduzione dei rischi e dei danni. La nicotina in sé, senza tabacco e tanto più senza combustione, ha un basso potenziale di dipendenza e presenta un profilo di rischio per la salute del consumatore simile a quello della caffeina. Negli Stati Uniti, lo Schroeder Institute for Tobacco Research and Policy Studies e la Truth Initiative “Inspiring tobacco-free lives”, due enti fortemente impegnati nella lotta contro il tabacco, hanno appena pubblicato una relazione che invita a riesaminare il ruolo della nicotina e i suoi effetti:

Raymond Niaura, Re-thinking nicotine and its effects (dicembre 2016)

Questo documento prudente menziona tra l’altro che «un considerevole numero di evidenze indica che una parte relativamente piccola dei danni provocati dal tabagismo è dovuta alla nicotina, la quale, con alcune eccezioni, è sufficientemente sicura ai livelli di dosaggio che si situano nel range di quelli tipicamente assorbiti dai consumatori di tabacco e che possono essere ottenuti con i medicinali da banco per la terapia sostitutiva della nicotina. Una delle principali strategie per ridurre potenzialmente i danni alla popolazione consiste nell’autorizzare i prodotti contenenti nicotina (Alternative Nicotine Delivery Systems – ANDS) che potrebbero sostituire il fumo, permettendo così ai fumatori di ottenere nicotina senza essere esposti ai prodotti mortali della combustione» e sottolinea nelle sue conclusioni che «vi è un continuum dei danni tra i prodotti combustibili e non combustibili che contengono nicotina. Una buona politica di sanità pubblica deve riconoscere questo continuum e sfruttare questa conoscenza per far passare il più rapidamente possibile le persone che continuano a fumare verso i prodotti per l’assunzione di nicotina meno nocivi.»

Non possiamo più permetterci di fare il contrario Svizzera. L’esecutivo non può sostenere da una parte la Strategia nazionale sulla prevenzione delle malattie non trasmissibili (Strategia MNT) e la Strategia nazionale Dipendenze (Strategia Dipendenze) e continuare dall’altra a giocare con la salute dei consumatori di nicotina. Il piano di misure 2017-2024 della Strategia MNT, che si iscrive nel quadro del punto 3.4 dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, prevede nella sua area d’intervento n. 1:

«I programmi di promozione della salute e di prevenzione già esistenti sono ulteriormente sviluppati secondo la Strategia MNT in modo tale da incrementare l’efficacia della prevenzione di cancro, patologie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche, diabete e malattie muscolo-scheletriche. L’attività di prevenzione di tabagismo, consumo eccessivo di alcol, alimentazione non equilibrata e scarsa attività fisica continua a essere portata avanti per tutte le fasi di vita. Le persone sono sostenute a ridurre al minimo i fattori di rischio, a sviluppare fattori di protezione e ad adottare uno stile di vita salutare. La competenza in materia di salute e l’autoresponsabilità ne risultano rafforzate. L’approccio basato sulle fasi di vita e sul contesto ambientale viene consolidato, parallelamente alla promozione delle pari opportunità. Le esperienze fatte nel quadro dei programmi di prevenzione e promozione della salute già esistenti nonché i risultati di studi scientifici costituiscono un’ampia base di conoscenze a garanzia dell’efficacia delle misure. Esperienze e risultati hanno concorso a creare il quadro di riferimento per la definizione delle misure.»

Ridurre i fattori di rischio non significa unicamente “astinenza totale”. Orientare, informare e facilitare il passaggio a modelli di consumo a basso rischio è indispensabile per aiutare le persone che consumano nicotina. Se è di fondamentale importanza prevenire il consumo di tabacco fumato (tabagismo), questo è dovuto alla combustione che genera monossido di carbonio, catrame e polveri sottili. La combustione dei prodotti vegetali, a prescindere dal settore, produce un fumo estremamente nocivo che causa gran parte delle malattie non trasmissibili. Secondo lo studio Global Burden of Disease Study 2015 (GBD 2015, The Lancet) il fumo di tabacco (quindi la combustione) è all’origine in Svizzera del 44% dei DALY (Disability-adjusted life year, attesa di vita corretta per disabilità) legati alle malattie croniche delle vie respiratorie, del 24% dei DALY associati al cancro e del 14.5% dei DALY relativi alle malattie cardiovascolari. È quindi innanzitutto la combustione che va combattuta per ridurre drasticamente i fattori di rischio delle malattie non trasmissibili. Questa può essere contrastata informando adeguatamente la popolazione sui rischi delle diverse modalità di consumo di nicotina e di altre sostanze e promuovendo l’adozione di modelli di consumo senza combustione. È possibile, ovviamente, cullare il sogno di un mondo perfetto senza tabacco e senza nicotina, come abbiamo sognato un mondo senza droghe. L’esperienza mostra il fallimento di questo genere di progetti. Indipendentemente dalla severità della repressione verso il consumo di sostanze, gli individui continuano a farne uso. Il principio di riduzione dei rischi e dei danni è una via realista che si è dimostrata valida in molti campi (sicurezza stradale, lotta contro l’AIDS, politica in materia di droghe, ecc.) ed è giunto il momento di applicarlo al consumo di nicotina in Svizzera, come previsto dal punto 3.1.3 del piano di misure 2017-2024 della Strategia Dipendenze: «Ampliamento della riduzione dei rischi: finora applicata principalmente alle sostanze illegali, l’approccio della riduzione dei rischi – che consiste nel limitare i danni associati a comportamenti a rischio e a sviluppare offerte che non sono accessibili unicamente agli astinenti – deve essere estesa a tutte le forme di dipendenza ove opportuno e necessario.»

Le condizioni sono ottimali per una regolamentazione rapida e moderata dei prodotti dello svapo nel quadro della LDerr in modo da garantire sicurezza e disponibilità ai consumatori di nicotina. Manca solo la volontà dell’esecutivo. Quale nuova scusa verrà accampata per continuare a non fare nulla nonostante l’evidente urgenza? Due ricorsi contro la decisione dell’USAV sono tuttora pendenti dinanzi al Tribunale amministrativo federale (TAF). L’esecutivo potrebbe celarsi dietro questo fatto per prorogare il divieto, dichiarando che ha le mani legate finché il tribunale non si pronuncia, e aspettare di essere costretto da una sentenza prima di ritornare sulle sue scelte invece di dimostrare finalmente il suo senso di responsabilità. Si tratterebbe di un’ulteriore manipolazione. L’USAV può revocare in qualsiasi momento la propria decisione che vieta la vendita dei prodotti contenenti nicotina, estinguendo in tal modo le procedure che diverrebbero prive di oggetto presso il TAF. Se Alain Berset avesse un po’ di verve, potrebbe cogliere l’occasione al volo. Tutti possono sbagliare, non è così grave quando si correggono i propri errori.

I prodotti dello svapo presentano pochi rischi per la salute e non richiedono una regolamentazione pesante; offrono per contro numerosi benefici per la salute pubblica. La LDerr fornisce già il quadro necessario per garantire la sicurezza dei consumatori. Una regolamentazione semplice e di facile comprensione per i consumatori di nicotina garantirà una migliore adozione di uno strumento di riduzione dei rischi e dei danni quale è lo svapo. Essa dovrà essere accompagnata da un’informazione chiara e imparziale sui profili di rischio delle diverse modalità di consumo di nicotina. La sanità pubblica svizzera ha già sofferto fin troppo a causa dello scandalo di un esecutivo che persevera nella sua ostinazione deleteria. È giunta l’ora di dire basta.

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