CBD e/o THC <1%, raccomandazioni formulate recentemente dall’amministrazione federale per i prodotti dello svapo

9 March 2017

COMUNICATO – Losanna, 9 marzo 2017

I funzionari adorano i divieti insensati e perseverano su questa strada con i prodotti dello svapo contenenti CBD e/o THC <1%.

Lo scorso 27 febbraio l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV), l’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG) e Swissmedic hanno pubblicato le loro raccomandazioni congiunte per i prodotti contenenti CBD (cannabidiol). L’associazione Helvetic Vape constata con rammarico che l’amministrazione federale continua a portare avanti la sua strategia atta a vietare prodotti che consentono di consumare sostanze in maniera meno rischiosa, ed esentati nel 2012 dall’imposta sul tabacco.

Come per la nicotina, l’amministrazione si appella spudoratamente all’art. 61 della nuova Ordinanza sulle derrate alimentari e gli oggetti d’uso (ODerr), che riprende l’art. 37 della vecchia ordinanza valida fino al 30 aprile 2017, per vietare l’importazione a titolo professionale e la vendita dei liquidi per lo svapo, non tassati, contenenti CBD e/o THC <1%. Nel contempo, vengono debitamente autorizzati i prodotti destinati ad essere fumati, la modalità di consumo più pericolosa, e tassati come prodotti di sostituzione del tabacco.

Occasione mancata
L’amministrazione federale avrebbe potuto e dovuto semplificare le cose adeguando l’ODerr nel corso della recente revisione, al fine di permettere la commercializzazione dei prodotti di riduzione dei rischi e dei danni e agire quindi a favore della salute pubblica, della sua stessa strategia nazionale Dipendenze e della volontà del Parlamento. Peraltro, dopo essersi deliberatamente rifiutata di correggere l’errore, l’amministrazione riconosce implicitamente nelle sue raccomandazioni il problema della categorizzazione dei prodotti a tenore dell’ODerr: «Una classificazione delle materie prime a base di CBD senza conoscere il dosaggio del prodotto finale e della destinazione d’uso non è possibile. La situazione può essere paragonata a quella della caffeina o della nicotina: nonostante l’azione farmacologica, tali sostanze trovano applicazione in diverse categorie di prodotti. Ad esempio, determinate materie prime possono essere usate legalmente anche per la produzione di oli profumati.»

Il divieto imposto nei confronti dei prodotti dello svapo semplicemente in virtù di un effetto farmacologico, proibito dall’amministrazione per gli oggetti d’uso che entrano in contatto con le mucose al fine di salvaguardare gli interessi dell’industria farmaceutica, non è adeguato all’evoluzione della società. Milioni di persone in tutto il mondo hanno scelto di beneficiare degli effetti di sostanze come il CBD o la nicotina in maniera più sicura, prendendo autonomamente la decisione di evitare di inalare il fumo, estremamente tossico per la salute. Bloccare artificiosamente questo importante progresso in termini di salute, avviato dai consumatori, è indegno da parte delle autorità. A maggior ragione se pensiamo che numerosi prodotti sul mercato, che entrano a contatto con le mucose e possono essere qualificati come oggetti d’uso, contengono sostanze che conferiscono effetti farmacologici: ad esempio, una lattina di una bibita gassata con caffeina entra a contatto con le mucose; una sigaretta, contenente un gran numero di sostanze con effetto farmacologico, viene a contatto con le mucose; un olio essenziale destinato ad essere utilizzato in un evaporatore entra in fin dei conti a contatto con le mucose quando viene inalato; ecc.

Il ricorso all’articolo 61 dell’ODerr per impedire l’immissione sul mercato di prodotti a basso rischio sulla base di un’interpretazione ambigua è quindi molto discutibile. La classificazione puramente amministrativa dei liquidi per lo svapo, che confonde contenuto e contenente, evidenzia più pretesti che realtà d’uso e preoccupazioni per la salute pubblica. Si tratta di un problema di più vasta portata che richiederà, nel prossimo futuro, di ripensare completamente la regolamentazione di tutte le sostanze psicoattive legali e illegali, nonché le loro modalità di consumo, nel quadro delle strategie nazionali Dipendenze e Malattie non trasmissibili (MNT). A breve termine, la Commissione federale per le questioni legate alla dipendenza dovrà svolgere appieno il proprio ruolo e orientare l’amministrazione federale verso una rapida legalizzazione della vendita dei prodotti di riduzione dei rischi e dei danni.

Aggirare le tattiche dell’amministrazione
Nel frattempo, come successo per i liquidi contenenti nicotina, i professionisti del settore dovrebbero rifiutarsi di attuare queste raccomandazioni arbitrarie per costringere le autorità federali a formalizzare una decisione amministrativa impugnabile davanti al Tribunale amministrativo federale (TAF). Tra le altre, può essere invocata la Legge federale sugli ostacoli tecnici al commercio (LOTC). È opportuno rammentare che due procedimenti riguardanti i liquidi contenenti nicotina sono tuttora pendenti dinanzi al TAF.

Per i privati, la Legge federale sulle derrate alimentari e gli oggetti d’uso (LDerr) consente le importazioni per uso personale di prodotti non conformi alla regolamentazione svizzera. Analogamente a quanto avviene per i liquidi contenenti nicotina, i consumatori possono importare legalmente dei liquidi contenenti CBD e/o THC <1%. Questa valvola di sicurezza permette quindi agli utenti di aggirare i capricci dell’amministrazione, a scapito tuttavia di un’inutile complicazione e di un iniquo rincaro per avere accesso a prodotti meno rischiosi. Per il momento, le autorità federali non hanno stabilito dei limiti per l’importazione personale di questi prodotti: verranno fissati arbitrariamente e senza fondamento scientifico, come è il caso per i liquidi contenenti nicotina?

La riduzione dei rischi è fondamentale
Lo svapo è uno strumento di riduzione dei rischi e dei danni. Questa informazione sulla riduzione dei rischi, ignorata dall’amministrazione federale, è fondamentale per il pubblico nel contesto della prevenzione delle malattie non trasmissibili e del dibattito in corso sulla legalizzazione della canapa. La combustione di qualsiasi vegetale produce molte sostanze tossiche per la salute come monossido di carbonio, catrame, particelle solide sospese, ecc. Dal momento che nello svapo non c’è combustione, è preferibile in tutti i casi vaporizzare una sostanza piuttosto che fumarla. Questo è vero per la nicotina, così come è vero per il CBD e il THC. Secondo uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Nature da un team del Centro ospedaliero universitario di Losanna (CHUV) guidato dal Dr. Varlet, il “cannavaping” si presenta come una modalità di consumo efficace, significativamente meno tossica del consumo di canapa fumata e in grado di adattarsi in modo più flessibile alle diverse esigenze degli utenti.
Drug vaping applied to cannabis: Is “Cannavaping” a therapeutic alternative to marijuana?, Vincent Varlet, Nicolas Concha-Lozano, Aurélie Berthet, Grégory Plateel, Bernard Favrat, Mariangela De Cesare, Estelle Lauer, Marc Augsburger, Aurélien Thomas & Christian Giroud, Nature, 26 May 2016, Scientific Reports 6, Article number: 25599 (2016) doi:10.1038/srep25599, http://www.nature.com/articles/srep25599

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